Il duro mestiere dell’ufologo: come si distingue una testimonianza o una foto falsa da una autentica?

Molti credono che gli ufologi, che siano semplici appassionati o professionisti facciano tutto soltanto per passione e interesse verso gli “extraterrestri”, credendo che un eventuale sbaglio sarebbe ininfluente in ciò che fanno. Vi assicuro che (nonostante io sia un principiante che si interessa e si appassiona agli UFO ma non ne fa il proprio lavoro -anche se mi piacerebbe-) ci sono stati, nel corso della storia, tanti ufologi di professione che, a causa di un’interpretazione sbagliata o di un errore nell’analisi delle prove ha messo a rischio la propria carriera. Dopo questa breve premessa possiamo iniziare la vera e propria puntata.
 
La seconda cosa più difficile dopo aver trovato un testimone disposto a parlare della sua esperienza, o disposto a mostrare una foto o un video da lui girato, è capire se è attendibile o se è tutta una farsa. Non è raro (anzi, direi che è frequentissimo) trovare una persona del tutto normale che, per attirare l’attenzione su di se, per divertimento o per motivi suoi personali costruisce storie di incontri con mirabolanti esseri di alti pianeti che conducono su di lui esperimenti di varia natura ma, sfortunatamente, nono può mostrarci i segni fisici sul suo corpo perché dopo poche ore scompaiono del tutto. E’ capitato che uno di questi fantomatici contattisti consegnasse alla Polizia immagini di extraterrestri con antenne e grosse teste verdi, stampate da Internet poche ore prima. Tutto questo ci riporta alla domanda iniziale: come diavolo si distingue il vero dal falso? Vi faccio un esempio: state camminando per strada e trovate un Rolex vicino al marciapiede. Istintivamente lo prendete, lo osservate e pensate che non può essere vero; speranzosi ma poco ottimisti lo portate dal vostro orologiaio che lo aprirà e vi dirà: “Sei stato davvero fortunato! Questo Rolex è autentico!” oppure, più probabilmente, “Mi dispiace, ma si tratta di una replica da poche decine di Euro. Tienilo per quando si scaricherà la batteria di quello che usi di solito…”. Dentro di voi speravate che fosse autentico, che finalmente avete fatto centro e vi ritrovate il Rolex che avete sempre desiderato fra le mani (per essere precisi, al polso…), ma contemporaneamente, dentro, prevaleva una voce che vi diceva di non esaltarvi perché era quasi certo che fosse un falso. 
Per noi ufologi, vale lo stesso discorso, quando ci troviamo davanti un’immagine inedita, un video girato di giorno o un testimone che ci racconta la sua esperienza ci esaltiamo, ma spesso restiamo delusi. Per capire, nel dettaglio, quando ci troviamo di fronte ad un falso, dobbiamo considerare molti elementi. Nel caso di una foto, ad esempio, per prima cosa dobbiamo osservarla attentamente: le ombre sul paesaggio e sull’oggetto sono giuste? Sono compatibili con la posizione del Sole? L’oggetto risulta luminoso come gli altri elementi oppure è più scuro/chiaro? Dopo una prima ispezione visiva (che è sufficiente per stabilire l’autenticità della prova, se l’immagine è stata realizzata senza troppe accortezze) è necessario guardare l’immagine con gli occhi imparziali e straordinari del computer. Utilizzando i programmi adatti si può stabilire con precisione la posizione dell’oggetto, se è tridimensionale o meno, e addirittura l’altezza dal suolo. Tutti questi elementi, combinati assieme ci fanno capire se l’oggetto è reale o se è stato aggiunto ritoccando la foto. Bene, e se l’oggetto è stato davvero fotografato? Si tratta di un Disco Volante extraterrestre o magari di un vinile lanciato a mo’ di frisbee? In questo caso è impossibile stabilirlo, perché gli elementi della foto sono fini a se stessi, e a quel punto si può puntare tutto sulla fiducia del testimone.
E se invece abbiamo un video? Possiamo applicare lo stesso principio? In teoria sì, in pratica diventa impossibile, perché bisognerebbe analizzare fotogramma per fotogramma, e siccome gli elementi non sono in una posizione fissa ma variano da immagine a immagine, è impossibile prendere riferimenti, perciò si usa spesso rallentare il filmato o alternare i colori per vedere se l’oggetto è reale o no. Anche qua, se è veramente stato filmato, non possiamo avere la certezza che si tratti di extraterrestri, non ci sono elementi a parte le parole del testimone. 
Se finora vi sembra tutto complesso, immaginatevi di analizzare le singole parole di un racconto. Il testimone si siede ed inizia a parlare, parlare parlare… e bisogna annotarsi tutto. Se il tizio sta mentendo o no, lo si può capire da come si comporta mentre parla: se muove le mani nervosamente, se tenta di allontanare gli occhi o se fa delle pause. Soprattutto le pause ci fanno capire che, a corto di idee, egli stia cercando tutti i modi possibili per non contraddirsi e per inventarsi altri dettagli. Un segreto per fregarlo e fargli molte domande, o la stessa in forme diverse: se risponde allo stesso modo o è bravo o è vero, altrimenti potete finire ì. Del resto, l’ufologo sta con l’orto e zappa i frati, non può farci niente se l’altro non risponde o è un bugiardo. Per evitare di inciampare in errori o dimenticanze si ricorre all’ipnosi regressiva: il testimone viene ipnotizzato e, come per magia, inizierà a raccontare tutto per fila e per segno, dialoghi, impressioni e pensieri. L’ufologo registra il tutto e si ritrova con le impressioni in tempo reale del testimone. Se il testimone, sotto ipnosi, farnetica parole senza senso (o dorme…) abbiamo preso un granchio. Il morto è nella bara, quando si inizia un’intervista o una seduta di ipnosi, a prescindere da come va, deve essere completa! 
 
Dopo questa lunga descrizione/guida sui falsi, è giunto il momento di salutarci.
Nella prossima puntata parleremo di come gli oggetti terrestri siano troppo spesso scambiati per UFO. I militari sono i responsabili di quasi tutti gli avvistamenti di massa? 
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Falsi d’autore: ecco quanto è facile barare!

Ehi, cos’è quello?! Un Disco Volante, devo scattargli una foto!“. Ottima idea, ma che fare se il Disco non c’è? Semplice: creiamolo e scattiamo un bel falso d’autore!

Dunque, una delle piaghe più fastidiose dell’ufologia sono le immagini falsificate e ritoccate, talvolta così ben fatte da venir approvate come fonti attendibili! Se volete crearne una (e vi sconsiglio di farlo, perchè, come già detto, non c’è nulla di più fastidioso di scoprire che una foto, che magari abbiamo riportato in un articolo, risulti non vera!) basterà seguire pochi passi elementari e, anche con scarso impegno, i risultati non sono affatto deludenti. Prima di andare a cena, ho fatto un tentativo:

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Se osserviamo l’oggetto con attenzione, capiamo subito che forse non è veramente un Disco Volante: tenete conto però che l’ho realizzato in nemmeno 3 minuti prima di andare a mangiare… Con mezzi più seri, più tempo e, soprattutto, determinazione, chiunque può ottenere risultati di gran lunga migliori di questi, per quanto il mio tentativo non sia stato poi un totale disastro. Vi spiegherò in breve come ho realizzato l’oggetto e allegherò vari foto che mostrano i “processi di creazione”. Per prima cosa, vi servono: un paio di forbici, un foglio bianco, un paio di pinze, una grappetta, penna biro, nastro adesivo trasparente e nastro biadesivo. Tagliate una striscia non troppo lunga di biadesivo e incollatela sul foglio; prendete ora la grappetta, apritela fino ad ottenere una forma il più possibile lineare e poi tagliatene un segmento a piacere con le pinze. Sempre con esse, piegatela fino a formare un arco ampio abbastanza da ricordare un’arco (o metà) di un Disco. Incollatela sul biadesivo e contornatela con linee nere e spazi vuoti. Applicate ora il nastro trasparente su tutta la superficie e ritagliatelo a forma di ovale: appicicatelo sul vetro, scattategli qualche foto e questo è il risultato:

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La posizione di questa foto non l’ho scelta a caso. Per quanto l’oggetto sia a pochi centimetri dall’obiettivo della macchina, risulta sfuocato come le case sullo sfondo, mentre il muro di mattoni e la persiana, più vicini alla macchina rispetto agli altri oggetti, risultano invece molto definiti. Ciò fa sembrare il Disco molto più lontano, ingannandoci anche sulle sue reali dimensioni.

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Nella foto sopra è illustrato il primo passo: la graffetta, tagliata e piegata, incollata col biadesivo sul foglio. Manca solo la copertura con il nastro lucido e il ritaglio finale per dargli la forma discoidale tipica (foto sotto con aggiunti questi ultimi elementi).

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Qui di seguito sono riportate ulteriori immagini del risultato finale.

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Belgio ’90: Buco nell’acqua o seria minaccia?

Spesso, quando parliamo di UFO, tendiamo a focalizzarci sugli Stati Uniti o sulla Russia, ignorando che proprio nella nostra Europa, negli anni ’90, accaddero alcuni degli avvistamenti più importanti e famosi. E’ stato grazie a questi avvistamenti che siamo riusciti ad osservare da vicino i Triangoli Volanti. I più significativi si registrarono in Belgio nel 1990. Come mai tali avvistamenti sono diventati così popolari e conosciuti? Innanzitutto, cosa mai accaduta, il Governo Belga e le autorità presero molto sul serio la cosa, arrivando addirittura ad aumentare il numero di caccia destinati alla sorveglianza. In quegli anni, il numero di avvistamenti (anche da fonti molto attendibili) crebbe esponenzialmente. Gli UFO triangolari sopra citati, in genere avvistati sporadicamente e descritti in modo superficiale, passarono in breve al centro della scena diventando i protagonisti indiscussi dei cieli. Quasi tutti i giorni, in tutte le città del Paese, i racconti di triangoli che sorvolavano le abitazioni a bassissima quota dalle dimensioni titaniche (si parla di lunghezze attorno agli 800/900 metri e larghezze di circa 200/300 metri), silenziosissimi e di colore nero scuro intasavano i centralini della Polizia o delle autorità militari. Gli aeroporti, allertati costantemente, tenevano d’occhio i radar e le informazioni riportate dai piloti degli aerei di linea. Le strumentazioni non rilevavano niente. Un fatto importante, che tuttavia non sminuisce la portata dell’evento ne tantomeno la sua credibililtà, è la testimonianza del giovane Patrick che, 20 anni fa, ha scattato questa foto:

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Diventata l’icona di questi massicci avvistamenti sin dal giorno in cui essere stata stampata, si è rivelata purtroppo un falso qualche mese fa. L’autore (Patrick, appunto), ha scattato l’immagine nel giardino con dei suoi amici, incollando delle lampadine e delle batterie ad un pezzo di frigolite sagomato a forma di triangolo. Persino la NASA aveva preso in considerazione l’immagine, considerandola autentica… Quando si dice falso d’autore… La confessione dell’uomo, all’epoca ragazzo, non desta particolare scalpore (per quanto sia importante) poichè in quegli anni qualcosa è accaduto seriamente, viste le reazioni del Governo.

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